“Le sudate carte” recensioni di libri Rubrica a cura di Lorenzo Aulo Rufo dei Tifatini – Voci operaie 1950-2018 San Leucio e la fabbrica della seta di Fosca Pizzaroni

Fosca Pizzaroni, Voci operaie 1950-2018. San Leucio e la fabbrica della seta, D’Amico Editore, pag. 200, € 15,00

Da qualche anno si sta facendo sempre più pressante l’esigenza di conoscere la storia di Caserta nelle sue diverse sfaccettature e periodi storici, atteso che non è più pensabile che ci si rifaccia sempre e solo al libro di Giuseppe Tescione della Caserta medioevale, che, tra l’altro, come giustamente dice il titolo, è solo uno spaccato di un periodo specifico, seppur importantissimo.

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Oggigiorno si necessita di scavare a piene mani per trovare notizie, tracce, documenti della storia delle numerosissime frazioni di Caserta; si necessita di trovare tracce di attività che hanno portato lustro a diverse parti di Caserta. E soprattutto si sta innescando un salutare e professionale meccanismo di metodologia storica, poco noto a tutti quelli che vorrebbero essere passati per grandi conoscitori, perché scrivere di storia non significa solo e sempre scrivere di Cesare o del Protestantesimo, ma significa anche e soprattutto che cosa possa significare la presenza dell’uomo x o del fenomeno y, in altre parole la macrostoria se sia riuscita a legarsi con la microstoria e se sì in che misura ed altre questioni, non ultima quella di capire, leggere i documenti. Purtroppo, in moltissimi casi siamo ancora ai primordi e credere di sapere l’anno esatto della Bolla di Senne porta a credere che si sappia della storia; purtroppo, così non è, allo stesso modo che recitare a memoria un articolo della Costituzione non significa essere costituzionalisti.

Fatta questa premessa, che non è affatto una digressione capziosa, possiamo ben dire d’aver accolto con estremo favore il libro di Fosca Pizzaroni dal titolo Voci operaie 1950-2018. San Leucio e la fabbrica della seta, edito da D’Amico Editore, benemerita casa editrice salernitana, per la precisione di Nocera Superiore.

L’indagine storica di Fosca Pizzaroni copre uno spaccato di una settantina d’anni con una certosina ricerca delle fonti, tanto archivistiche quanto orali, ed in ciò palesandosi del tutto genuinamente la professionalità dell’autrice, già funzionario dell’Archivio di Stato.

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L’autrice privilegia il contatto diretto con la raccolta delle testimonianze di chi lavorava nel settore della seta. E già questa scelta è molto importante, perché vuole privilegiare le voci autentiche di chi vi lavorava e non consultare solo i documenti asettici degli ordini del giorno di riunioni sindacali o i verbali dei consigli di amministrazione delle aziende. Scegliere le voci significa anche e soprattutto scegliere il campo d’indagine dell’oralità, che, per decenni e decenni, è stata considerata sempre spregiativamente in quell’ambito accademico formatosi esclusivamente sui diktat della storiografia tedesca. Non solo, ma l’autrice preferisce la testimonianza femminile, tant’è che ben otto testimonianze su dieci sono di donne. Va anche evidenziato che la testimonianza è un vero e proprio racconto che mette a proprio agio chi ripercorre la propria vita lavorativa all’interno di una delle tante aziende sanleuciane. E la testimonianza ha un valore psicologico e sociologico che travalica qualsiasi confine, proprio perché libera da domande capziose o ideologiche. L’autrice grosso modo pone le stesse domande a tutt’e dieci i suoi interlocutori in modo piano e coinvolgente, perché chi deve parlare non deve subire alcuna forzatura, ma solo raccontare il suo particolare spaccato, che insieme agli altri, per quanto possibile, riesce a dare, deve riuscire a dare un’immagine quanto più precisa del mondo della seta.

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L’autrice è bravissima nel recepire ciò che le viene detto, confessato, perché in alcune parti discorsive pare trattarsi proprio di una confessione, fatta a cuore aperto, dove si evidenziano le cose belle e brutte della produzione della seta, dove da un lato si esalta il fondatore o il primo continuatore dell’azienda e dall’altro si biasima chi ha avuto in eredità la fabbrica, dove si evidenzia che di alcune lotte sindacali poco o nulla si percepisce il perché vengano organizzate e condotte anche in quelle fabbriche. Ci pare di poter comprendere che non poche volte le testimonianze evidenziano ed auspicano una sorta di collaborazione fra la parte datoriale e quella lavorativa, all’insegna di una partecipazione che, a volte, molte volte si riusciva anche a praticare ed a volte, molte volte, pur essendo stata richiesta al sindacato, questo faceva orecchie da mercante, perché tutto intriso della teoria e pratica della contrapposizione (belle le pagine sulla fantasmagorica formazione professionale, che, in verità, non ha mai portato da qualche parte, ma che è servita sempre e solo a conferire posti di comodo a chi doveva essere il docente). Domanda: questo che è capitato a San Leucio è capitato anche altrove? Certo si potrà evidenziare che altrove magari le fabbriche erano di una notevole dimensione e si giustificava la contrapposizione, ma il sindacato ha mai esperito la strada della collaborazione fra le parti chiuso com’era ed è, per la massima parte, nel rapporto dialettico o con me o contro di me.
L’operaio sanleuciano sapeva di essere tale, ma nello stesso momento sapeva di essere un ingranaggio attivo, responsabile, partecipante dell’attività serica e si dava da fare per proporre idee alla gestione, perché la fabbrica non era solo del ‘padrone’, ma anche e soprattutto sua.

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È uno spaccato questo che andrebbe ulteriormente visitato, scandagliato sezionato non solo in questa realtà produttiva, ma anche in tutte le altre realtà produttive, in particolar modo del Sud, perché qui, più che altrove, forse il modello produttivistico-capitalistico non ha attecchito alla perfezione, anche se oggigiorno, al contrario, stiamo assistendo ad una sempre più esasperata ed esasperante conduzione aziendalistica, anche laddove il rapporto è uno a uno tra datore e lavoratore. Ed in questo consiste quella maledetta globalizzazione, che va necessariamente capita (proprio nel senso di capire da che cosa ha avuto origine e come si è sviluppata e come si sta sviluppando) e superata, ma andando al di là delle classiche lenti ideologiche che già hanno abbagliato il sindacato ed alcuni partiti, che, purtroppo, preferiscono il fallace sistema binario del o come o contro di me, vale a dire del sì o del no, mentre bisogna sempre porsi altre visioni, altre vie, altre possibilità e non bisogna minimamente disprezzarle e deriderle.
Dobbiamo dire grazie a Fosca Pizzaroni per questa indagine storica che ha scoperchiato l’altarino in cui si teneva chiuso l’ambiente fabbrica della seta. Dieci interviste che, sebbene incentrate, come già detto, su domande uguali, indicano dei percorsi molo diversi dai vari raccontati di esperienze similari. Possiamo senz’altro dire che l’intervistata è stata libera di dire quel che voleva, perché l’autrice-intervistatrice è libera nel suo pensiero e vuole affrontare le varie possibilità che le si parano davanti.
È un metodo di indagine che si dovrebbe replicare per qualsiasi oggetto storico, evitando, quanto più possibile, di inforcare lenti ideologiche, le quali, a differenza delle altre che correggono difetti fisici, ingigantiscono e distorcono problemi.

Lorenzo Aulo Rufo dei Tifatini

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Iniziamo una nuova rubrica che proporrà le recensioni di libri del più vario genere; ci si indirizzerà, in particolar modo, a recensire libri ed autori locali, per cercare, per quel che è possibile, di riequilibrare un po’ le sorti dell’editoria tutta sbilanciata a favore delle grandi case editrici e dei nomi noti che rispondono più ad esigenze di mantenimento dello status quo del pensiero unico che a dei principi di sana e pluralistica conoscenza

Il titolo della rubrica è mutuato da un verso di Giacomo Leopardi e precisamente dalla poesia “A Silvia”, perché come il grande recanatese “porgea gli orecchi al suon della sua voce”, così noi ci impegniamo a porgere gli orecchi al suon dei vari componimenti siano essi storici, giuridici, antropologici, letterari, politici, archeologici, etc.

Le sudate carte”

Io gli studi leggiadri
talor lasciando e le sudate carte,
ove il tempo mio primo
e di me si spendea la miglior parte,
d’in su i veroni del paterno ostello
porgea gli orecchi al suon della tua voce,
ed alla man veloce
che percorrea la faticosa tela.
Mirava il ciel sereno,
le vie dorate e gli orti,
e quinci il mar da lungi, e quindi il monte.
Lingua mortale non dice
quel ch’io sentiva in seno.

Giacomo Leopardi, “A Silvia”, vv. 15-27

I libri che saranno recensiti non saranno necessariamente quelli pubblicati da poco, perché, in particolar modo per i saggi, è importante che un po’ alla volta vengano riproposti anche libri pubblicati un bel po’ di tempo fa, in quanto lo scopo ultimo è quello di addivenire alla costruzione di una biblioteca che possa servire ai giovani ed agli appassionati di qualsiasi materia.
I libri saranno scelti discrezionalmente di volta in volta da Lorenzo Aulo Rufo dei Tifatini, pseudonimo del coordinatore della rubrica, che si avvarrà anche del contributo di altri collaboratori della testata. Chi vuole può anche chiedere la recensione per il proprio libro come autore o come editore. A tale proposito si chiede di poter consegnare o spedire due copie per ogni libro da recensire al seguente indirizzo: News & Sociale di Giovanna Tramontano, Via P. Bronzetti, 32 – 81020 San Nicola la Strada CE.

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