Nel caso di specie, però, la realtà fenomenologica è radicalmente diversa. Se si esaminano le risultanze investigative, emerge che la morte dei pazienti non era l’esito di un processo psicopatologico individuale finalizzato alla “liberazione” della vittima, quanto piuttosto l’anello di congiunzione di una catena criminale finalizzata al guadagno economico.
Utilizzare un termine così evocativo significa, paradossalmente, nobilitare l’atto. Si sposta il fuoco dell’attenzione da un reato predatorio a una sorta di deviazione mistica, occultando la natura venale del delitto.
Il ruolo del sistema e il coinvolgimento di soggetti terzi
Un primo punto di rottura rispetto alla definizione classica risiede nel concetto di multi-soggettività. La scienza forense insegna che ogni evento letale in ambito sanitario deve essere filtrato da una serie di controlli incrociati. L’errore nel definire l’operatore un “angelo della morte” sta nel presupporre che egli agisse in un vuoto pneumatico, come unico arbitro della vita altrui.
Sociologicamente, l’azione di Luca Spada non può essere scissa dal contesto in cui è maturata. La “constatazione” di una morte imminente o provocata non è un atto atomico; è un processo che coinvolge la rete dei trasporti sanitari, le agenzie funebri e, per omissione o dolo, altri soggetti della filiera. Definire il singolo operatore come il centro gravitazionale del decesso significa ignorare le responsabilità sistemiche e la rete di complicità che ha permesso a tali condotte di reiterarsi nel tempo. Non siamo di fronte a un “angelo” solitario, ma a un ingranaggio di un sistema deviato.
Il driver economico come negazione della categoria clinica
L’aspetto che più di ogni altro rende l’aggettivo errato è la componente economica. Mentre l’iconografia dell’angelo della morte rimanda a un atto gratuito (per quanto criminale), qui la morte assume i connotati di un asset finanziario.
L’iniezione di aria o la manipolazione delle condizioni del paziente non rispondevano a una logica clinica, ma a una logica di mercato: accelerare il decesso per garantire il “corpo” a una determinata agenzia funebre in cambio di una provvigione. Da un punto di vista sociologico, questo trasforma il soccorritore in un agente commerciale del lutto. È una forma di criminalità d’impresa applicata al corpo umano, dove il valore della vita viene subordinato al margine di profitto derivante dai servizi post-mortem.

Conclusioni metodologiche
Per queste ragioni, l’uso della locuzione “Angelo della morte” nel caso Spada deve essere rigettato in favore di categorie più aderenti alla realtà scientifica. Parlare di “Healthcare Serial Killing” a scopo di lucro permette di inquadrare correttamente il fenomeno come una patologia del sistema economico e organizzativo, piuttosto che come il gesto isolato di un singolo folle.
Solo demistificando questa figura e riportando l’analisi sul piano del coinvolgimento strutturale e degli interessi economici, è possibile comprendere come la funzione di soccorso sia stata pervertita in un’attività estrattiva, dove la morte non è stata “accertata”, ma cinicamente pianificata per fini di lucro.
A cura del creminologo Michelangelo Morreale
