Il caso di Mario Roggero, l'orefice condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di carcere, ha spaccato l'Italia in due tifoserie contrapposte.

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Da una parte chi invoca la giustizia sommaria, dall’altra chi pretende un’applicazione fredda e burocratica della legge.
​La realtà, però, è molto più complessa di un semplice “favorevole o contrario”. Questa vicenda è una tragedia che non dovrebbe avere fazioni, ma che richiede un profondo sforzo di equilibrio e di umanità.

​1. La legge va difesa: non era legittima difesa
​Non possiamo e non dobbiamo far passare il messaggio che farsi giustizia da soli sia accettabile. La legittima difesa ha requisiti giuridici precisi e invalicabili: deve esserci un pericolo attuale e immediato per la propria vita o quella altrui.
​Nel momento in cui i rapinatori erano ormai fuori dal negozio, in fuga, sparare alle spalle non è più difesa: è una reazione emotiva violenta.
​Se lo Stato legittimasse questo comportamento, accetteremmo l’idea del far west.
​La sentenza della Cassazione, dal punto di vista puramente legale, riafferma un principio democratico fondamentale: il monopolio della forza appartiene allo Stato, non al singolo cittadino.

2. La tragedia umana: una vita devastata in pochi minuti
​Dall’altro lato della bilancia, non si può ignorare la dimensione umana. Mario Roggero non è un killer professionista: è un commerciante, un uomo onesto che quella mattina è stato trascinato in un incubo da tre criminali che hanno minacciato lui e la sua famiglia.
​Senza quella rapina, oggi Roggero sarebbe nel suo negozio. Invece, rischia di uscire dal carcere a 85 anni.
​Una condanna così pesante a quell’età rischia di trasformarsi in una condanna a morte di fatto, perdendo la funzione rieducativa della pena prevista dalla nostra Costituzione.
​È profondamente ingiusto equiparare la sua colpa a quella di chi pianifica un omicidio per motivi abietti o criminali.

La Grazia Presidenziale come unico vero punto di equilibrio
​La soluzione a questo cortocircuito morale e giuridico esiste ed è prevista dalla nostra Costituzione: la grazia del Presidente della Repubblica.
​Chiedere la grazia per Mario Roggero non significa smentire i giudici, né giustificare il suo gesto. Significa, al contrario:
​Riconoscere l’eccezionalità del trauma subito dall’uomo e la sua età avanzata, offrendo un atto di clemenza dello Stato.
​Mantenere saldo il principio di legalità, lasciando inteso che il suo comportamento è stato un reato grave che la legge ha giustamente condannato.
​Solo così possiamo uscire dalla logica dello scontro ideologico, preservando la certezza del diritto senza rinunciare alla pietà e al senso di proporzione umana.

Michelangelo Morreale – Criminologo

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