L’artista Pier Tancredi De-Coll’ viene intervistato dal sociologo e critico d’arte Maurizio Vitiello
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A parte il meraviglioso contesto che affaccia sul sasso caveoso, posso dire che è stata molto visitata (circa 500 persone) tra cui tantissimi stranieri che hanno lasciato preziosi commenti e considerazioni.
La mostra ha avuto una notevole eco sia locale sia nazionale (TG3) anche in relazione al fatto che essendo io torinese, le autorità locali hanno voluto, bontà loro, immaginare un ponte con il grande Carlo Levi e la sua dedizione, anche artistica, a quella terra
Ci tieni a mantenere la tua “cifra artistica”?
Assolutamente, essenziale per me riuscire a imprimere il mio tratto caratteristico a soggetti fondamentalmente figurativi, e in fondo classici, in una rilettura personale della pittura nelle forme e nei colori.
A una certa riconoscibilità del mio modo di dipingere devo quel minimo di considerazione che ho acquisito.
Diciamo che affronto tematiche varie per evitare il rischio di fossilizzarmi su ciò che mi riesce meglio e perdere di vista la difficile ricerca tecnica
Sono importanti per la tua attività i mass-media?
Per quanto oggi cerchi di ridurre gli impegni in un’ottica di maggiore selezione rispetto al passato, in ogni caso il ruolo dei mass media, dei social, della comunicazione (e della critica qualificata) è assolutamente essenziale.
A maggior ragione, in questo mare magno, avere una sponda che aiuti a farti “uscire” nel modo, nel posto e nel tempo giusti è determinante per il mio lavoro.
A CURA DI MAURIZIO VITIELLO
Intervista soggetta a copyright
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