Primo maggio, opportunità e responsabilità

Siamo ormai lontani dal tempo in cui Karl Marx pensava alle fabbriche di Manchester, fulcro della prima rivoluzione industriale, dove l'avidità dei padroni aveva portato i lavoratori ad un impoverimento tale, da condurli fino all " omicidio sociale" .

In quel tempo lo sfruttamento della classe operaia era veramente feroce, ma Marx era convinto che la classe operaia poteva avere una propria cultura, la cultura di capire la propria condizione, che poteva avvalersi di persone in grado di capire com è fatto il mondo, per cambiare le cose. Questa fu una mera illusione, visto che ancora oggi le classi dirigenti impongono la propria egemonia sui lavoratori. La buona notizia è che la storia non ha mai smesso di muoversi, la lotta di classe esiste ancora, le ragioni di contrasto che creano cambiamento ci sono sempre state e ci saranno ancora, nessuna società umana ha mai raggiunto e mai raggiungerà un equilibrio tale, per cui non ci si muoverà più. Siamo ormai lontani da quel 1886, quando negli Stati Uniti d’America, una vastissima classe operaia, un partito socialista e numerosi sindacati, rappresentati dall’ American federation of labor, furono protagonisti di una richiesta epocale allo Stato e ad una ruggente classe industriale. La richiesta fu che, a partire dal primo maggio di quell’anno , i lavoratori non avrebbero lavorato più di otto ore al giorno, invece delle consuete quindici/ diciotto ore.

La richiesta venne disattesa e quel primo maggio in diverse città americane circa quattrocentomila persone scesero in piazza per manifestare, gli scontri furono numerosi e violenti con feriti, morti e tantissimi arresti ai quali seguirono sentenze di condanne a morte. Tal cosa sconvolse l’opinione pubblica di tutto il mondo e particolarmente quella europea, quegli arresti e quelle condanne, non ebbero un effetto deterrente, tant’è vero che il primo maggio del 1889 , un nuovo sciopero venne indetto dai sindacati ,in occasione di ciò la ” Seconda Internazionale” ovvero l’ unione di tutti i partiti socialisti e laburisti d’Europa appoggio’ la manifestazione, proclamando il primo maggio festa internazionale dei lavoratori. Le lotte operaie di quegli anni fecero si che nel 1923 in Italia e nel 1937 negli Stati Uniti d’ America si arrivò al tetto massimo di otto ore lavorative giornaliere. In Italia va rilevata una particolare e triste connotazione del 1947, a Portella delle ginestre vicino Palermo, nel giorno del primo maggio un commando mafioso, con a capo il fuorilegge Salvatore Giuliano, aprì il fuoco su una folla di manifestanti che protestavano contro i latifondisti, lasciando sul terreno morti e feriti .
Oggi, il mondo del lavoro è ancora al centro di molte polemiche, disoccupazione, licenziamenti, cassa integrazione, lavoro in nero, precariato. Oggi attribuiamo molto di questo malessere alla pandemia da coronavirus, ma il mondo del lavoro in Italia è fermo da più di vent’anni. L’ Italia è un paese che produce tante figure professionali non richieste dal mondo del lavoro e non produce là dove c ‘è domanda, la disoccupazione non è una causa, ma l’ effetto di un enorme squilibrio tra domanda ed offerta. Oggi è un giorno di festa e
quindi basta polemiche, un giorno di festa dove dobbiamo fare memoria delle battaglie sostenute dalla classe operaia, un giorno di denuncia, dove l’opportunità di prendere coscienza ci dà la responsabilità di preparare qualcosa di buono per le prossime generazioni.

Jakin

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