MA CON L’ARTE SI MANGIA?

La situazione dei lavoratori nel mondo dell’arte italiana è raggelante, infatti é preoccupante perché statisticamente siamo il paese con più bellezze UNESCO al mondo.

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La realtà è diversa soprattutto per coloro che decidono di dedicare i propri studi alla protezione e alla valorizzazione della nostra storia comunitaria ed identitaria. Ogni persona che studia arte, letteratura, storia, sa di dover fare i conti con una realtà difficile, complicata e subordinata a delle regole fantasma dettate dalle
“conoscenze”. Accade perciò che i giovani, e non solo, formati nel nostro paese, scappano via valorizzando il patrimonio di altre nazioni.

Ma l’arte ha bisogno di questi ragazzi? Secondo le statistiche si, valutando la mancanza di personale e soprattutto di docenti in tale disciplina l’Italia dovrebbe incrementare il personale di servizio, in musei ed istituzioni scolastiche. La realtà però è ben diversa, la nazione investe sono il 2% delle proprie risorse per il patrimonio, tagliando su tanti aspetti che rendono poi la godibilità del patrimonio ottima per i turisti, per tanto non incanalati nel settore, per gli italiani meno.

Quando si dice che con la cultura non si mangia è falso, con la cultura non fanno mangiare, il che è ben diverso.
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Ci sono diverse strade che potrebbero essere intraprese:
– Investire sul patrimonio e sui lavoratori formandoli e dotandoli di conoscenze ampie in tale disciplina.
– Investire sugli insegnanti non solo con percorsi scolastici ma anche extra scolastici, con progetti di arte terapia, teatro e musico terapia.
– Promuovere corsi di laurea più funzionali e professionalizzanti.

Molti ragazzi raggiunta la tanto agognata laurea devono affrontare percorsi di stage non retribuiti, che inizialmente possono anche starci, ma poi raggiunto un certo grado di specializzazione, si dovrebbe provvedere  almeno ad un rimborso spese garantito.

La maggior parte delle istituzioni che offre tali “contratti” sono istituzioni pubbliche che non sempre mantengono le promesse fatte agli stagisti.

Per il lavoro serio c’è ben altro, i requisiti sono improponibili, lauree, master, tante lingue, anni di esperienza superiori all’età richiesta nell’offerta di lavoro. Cosa fa quindi un ragazzo/a che ama lavorare in questo ambiente? O cambia percorso, o ci investe tanto sapendo che la strada è una grandissima salita e che si suda molto per arrivare in cima. Purtroppo la realtà dei lavoratori culturali è un labirinto molto intricato ma le statistiche parlano chiaro. Non si può far altro che tentare il meglio e cercare di cambiare le cose.

A cura della dott.ssa Fiorella Verile

Articolo soggetto a copyright

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