Il ritorno di Roberto Mancini sulla panchina azzurra nella prima gara di Nations League un minestrone riscaldato di cui nessuno sentiva la necessità si trasforma immediatamente in una disfatta contornata dai soliti, desolanti fischi. L’Italia crolla 0-2 sotto i colpi di un Belgio cinico e padrone del campo, dimostrando che cambiare l’ordine degli addendi (o ripescare vecchi commissari tecnici) continua a non cambiare il disastroso risultato.
L’ostinazione tattica di Mancini si è palesata fin dai primi minuti: un 4-3-3 arrugginito, senza idee e privo di qualsiasi logica di squadra. Affidare le chiavi del centrocampo al solo Romano, affiancato da Barella e Tonali, ha prodotto un reparto privo di filtro e incapace di proteggere una difesa da incubo, con Calafiori rispolverato terzino e costantemente travolto.
Davanti, lo spettacolo è stato ancor più sconfortante: il tridente Kean-Esposito-Cambiaghi è parso un insieme casuale di tre corpi estranei, separati da chilometri di campo e del tutto incapaci di dialogare o impensierire la retroguardia fiamminga.
Dall’altra parte, il Belgio di Marco van Bommel ha impartito una lezione di calcio pratico e spietato. Dopo dieci minuti di fumo azzurro, i “Diavoli Rossi” hanno preso in mano il pallino del gioco. Al 20′ la prima umiliazione: imbeccata del solito Kevin De Bruyne per Mika Godts, che ridicolizza due difensori italiani prima di trafiggere Donnarumma con imbarazzante facilità. Un primo tempo dominato in lungo e in largo dagli ospiti, con l’Italia salvata solo dal caso da un passivo ben più pesante prima dell’intervallo.

La “scossa” nella ripresa è durata lo spazio di un illusorio tiro di Kean al 47′, ben disinnescato da Lammens. Poi, la consueta amnesia tattica. Al 69′ arriva la mazzata finale in contropiede: De Ketelaere innesca Lukébakio, che umilia nell’ordine Tonali e Di Lorenzo prima di infilare il pallone sul secondo palo.
Una sconfitta meritata, senza attenuanti e desolante. Il ritorno di Mancini comincia esattamente come si era interrotto il suo ciclo precedente: illusioni, confusione tattica e una Nazionale incapace di stare al passo con il grande calcio internazionale.
A cura di Mario Verdetti
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Foto sito Corriere della sera




