La tratta che collega il campus universitario di Monte Sant’Angelo al quartiere Rione Traiano, fa parte di un progetto nei primi anni 2000 posticipato poi fino all’anno corrente a causa di problemi burocratici.
La stazione Monte Sant’Angelo è stata ideata sia per garantire una corretta circolazione urbana ma anche per esprimere e connettersi al meglio con il territorio partenopeo. La struttura prevede due uscite principali: una all’interno del campus dell’Università Federico II, con un ingresso che emerge dal terreno, l’altra nel Rione Traiano, più levigata e geometrica. Kapoor ha dichiarato che la stazione è concepita come un “viaggio nelle viscere di Napoli”, evocando il mito della Sibilla Cumana e la discesa agli Inferi dell’Eneide, un chiaro riferimento al “gigante” di Napoli: il Vesuvio.
La stazione dell’arte si aggiunge alle tante altre che caratterizzano Napoli, da Toledo a Materdei fino alla stazione Museo, Università, dove artisti provenienti da tutto il mondo lasciano la propria impronta e fanno degli spazi urbani la propria tela. Non è la prima volta che Anish Kapoor lavora a Napoli, anzi, proprio nel Museo Madre, dedicato all’arte contemporanea si conserva un’opera famosissima intitolata “Dark Brother”. Nell’opera l’artista lavora con un tripudio di energie opposte tra vuoto e pieno, conoscenza ed ignoto, proprio come fa anche nella stazione metropolitana.
Il progetto è stato realizzato anche grazie alla Regione Campania ed il presidente Vincenzo De Luca che hanno stanziato 390 milioni di euro. In futuro la linea metropolitana verrà estesa e si spera per il 2029 di aggiungere la tratta Terracina. La stazione Monte Sant’Angelo rappresenta un’esperienza visiva e simbolica che invita a riflettere su cosa significhi effettivamente “scendere sotto terra”, su come il trasporto pubblico possa diventare arte quotidiana e su come Napoli possa usare la sua storia e il suo mito come base per un futuro innovativo.
A cura di Fiorellla Verile
Articolo soggetto a copyright
Foto web
