L’artista Pietro Nino viene intervistato dal sociologo e critico d’arte Maurizio Vitiello

Caro Pietro Nino può parlarci della sua ultima mostra?
La mia ultima mostra si è tenuta ad aprile a Ostia Lido.

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È stato un viaggio dentro la memoria e l’immaginazione: ho intrecciato elementi quotidiani con suggestioni oniriche, costruendo un percorso che invitasse i visitatori non solo a osservare, ma a specchiarsi nelle opere e a scoprire qualcosa di sé.

Prossime tappe?
Sto lavorando a un progetto con nuove soluzioni originali.
Mi piacerebbe che il pubblico non fosse solo spettatore, ma parte integrante dell’opera, immerso in uno spazio che lo costringa a muoversi e a scegliere prospettive diverse.
Sto anche valutando collaborazioni all’estero.

In quale città le piacerebbe esporre?
Ci sono città che hanno un respiro internazionale irresistibile, come Berlino o New York, ma se devo seguire il cuore direi Napoli.
È una città che ha sempre fatto convivere sacro e profano, tradizione e avanguardia.
Esporre lì sarebbe per me un ritorno a una radice, un dialogo con un’energia unica.

È essenziale per un artista riconfermare la “cifra artistica”?👇

È essenziale per un artista riconfermare la “cifra artistica”?
Credo sia importante avere un’impronta riconoscibile, ma non deve mai diventare una gabbia.
L’arte vive di trasformazione e di rischio: se mi ripetessi soltanto per riconfermare una formula, smetterei di cercare davvero.
La cifra artistica è un punto di partenza, non un punto d’arrivo.

È utile avere come sponde di riferimento i mass-media?
I mass-media sono uno strumento, non un fine.
Possono amplificare il messaggio e portarlo più lontano, ma non devono condizionare il percorso creativo.
Se c’è autenticità nel lavoro, i media diventano una sponda preziosa per farlo navigare meglio.

Maurizio Vitiello

Intervista soggetta a copyright

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